
ARGENTINA · SANTA CRUZ · RÍO PINTURAS
CUEVA DE
LAS MANOS
La pietra conserva le immagini.
Il paesaggio custodisce i loro legami.
Fotografia: Fjturban · Pubblico dominio
LA PATAGONIA IN PROFONDITÀ
Una presenza sulla roccia
Una mano appare sulla roccia e, accanto, un’altra. Cambiano dimensioni, colore e posizione. Il gesto sembra immediato; la distanza nel tempo è enorme. Nel canyon del río Pinturas, queste immagini costituiscono una delle espressioni più riconoscibili del patrimonio culturale patagonico.
Cueva de las Manos si trova nel nord-ovest di Santa Cruz, in Argentina. Il nome indica un sito con grotta, ripari e superfici dipinte, inserito in un paesaggio di canyon e steppa. Le immagini comprendono mani, animali, scene di caccia e motivi geometrici.
Il sito è stato iscritto nella Lista del Patrimonio mondiale nel 1999. La sua lettura unisce arte rupestre, archeologia e conservazione. Le pitture avvicinano alle società antiche, ma comprenderne i significati richiede di distinguere le prove dalle possibili interpretazioni.
Fonti: Argentina · Osservare le pitture di Cueva de las Manos · UNESCO · Cueva de las Manos, valore universale e conservazione
01 — TERRITORIO
La parete
appartiene al canyon
L’esperienza comincia nel paesaggio. La steppa si apre in un canyon e la roccia offre luoghi di riparo. Le pitture appartengono a questo ambiente, legato a percorsi, risorse e a una lunga storia di presenza umana.
Guardare soltanto una fotografia delle mani esclude parte di quella geografia. Il fiume, i versanti e gli spazi vicini suggeriscono domande sulla mobilità e sull’uso del territorio. Altri siti del bacino del Pinturas ampliano la comprensione delle immagini.
La proposta di ampliamento inserita nella Lista propositiva dell’UNESCO riunisce luoghi associati del bacino. La candidatura va distinta dal sito già riconosciuto come Patrimonio mondiale: sono condizioni diverse nel processo di tutela internazionale.
Fonti: UNESCO · Siti associati del bacino del Pinturas, Lista propositiva
02 — IMMAGINI
La presenza resta
nel contorno
Le mani in negativo si ottengono distribuendo pigmento intorno a una mano appoggiata sulla superficie, lasciandone la sagoma. A Cueva de las Manos compaiono in gruppi e colori diversi. Il risultato conserva un rapporto diretto tra un corpo e il suo supporto.
Il gesto invita a riconoscere una presenza umana, ma non identifica automaticamente la persona né lo scopo dell’atto. Si possono studiare le differenze di dimensione e disposizione; attribuire una storia individuale a ogni mano supera ciò che l’immagine consente di verificare.
Le pitture comprendono anche guanachi, figure umane e forme astratte. La varietà rimanda a repertori e momenti differenti. Il nome più noto del sito descrive una parte particolarmente visibile di un insieme molto più ampio.
Fonti: Argentina · Osservare le pitture di Cueva de las Manos · CONICET Digital · Cueva de las Manos, sequenza e pigmenti
03 — VITA E RAPPRESENTAZIONE
Il guanaco
attraversa il dipinto
Le scene di caccia riuniscono animali e figure umane in relazioni dinamiche. Nella sequenza più antica studiata spiccano guanachi e situazioni di inseguimento o caccia collettiva. Le immagini dialogano con una sussistenza fondata sulla conoscenza della fauna e del territorio.
L’archeologia confronta queste rappresentazioni con materiali di occupazione, strumenti e resti rinvenuti negli scavi. Il confronto permette di studiare attività e cambiamenti, senza trattare una scena dipinta come la fotografia letterale di un evento.
Il guanaco fa tuttora parte del paesaggio patagonico. La sua presenza attuale aiuta a comprendere scala e movimento, mentre la ricerca distingue gli ecosistemi contemporanei dalle condizioni in cui vissero gli autori delle pitture.
Fonti: CONICET Digital · Cueva de las Manos, sequenza e pigmenti · CONICET · Ricerche nel canyon del Pinturas, 2022
04 — MATERIALI
Anche il colore
ha una storia
Le pitture furono realizzate con pigmenti minerali. Analisi e descrizioni del sito riconoscono materiali capaci di produrre rossi, bianchi, gialli e neri. Prepararli e applicarli richiese scelte tecniche di approvvigionamento, macinazione e impiego.
Le sovrapposizioni aiutano a ricostruire una sequenza: nel punto in cui una pittura ne copre parzialmente un’altra, è successiva. Colore, forma e posizione forniscono informazioni, ma vanno combinati con il contesto archeologico per costruire una cronologia.
Conservare un pigmento significa conservarne il legame con la roccia. La superficie dipinta e i depositi vicini custodiscono informazioni complementari. Estrarre un frammento distrugge parte di quel rapporto, anche se l’oggetto separato sembra mantenere la propria immagine.
Fonti: UNESCO · Cueva de las Manos, valore universale e conservazione · CONICET Digital · Cueva de las Manos, sequenza e pigmenti

Fotografia: Maclemo · CC BY-SA 3.0
05 — CRONOLOGIA
Molte visite
nel corso del tempo
La sequenza artistica si è sviluppata per millenni. Gli studi distinguono gruppi stilistici e cambiamenti nei temi, nelle forme e nelle sovrapposizioni. Le pitture più antiche studiate risalgono all’incirca a novemila anni prima del presente; la storia del sito comprende fasi successive.
L’espressione prima del presente, abbreviata BP nelle pubblicazioni internazionali, è una convenzione delle datazioni archeologiche. Le date possono indicare età radiocarboniche o calibrate. Per confrontarle bisogna conoscere il metodo e la sequenza descritti da ogni pubblicazione.
Carlos Aschero spiega come gli scavi e le nuove campagne abbiano permesso di rivedere le cronologie relative. Questa storia della ricerca aiuta a evitare una sola data per tutte le mani e le pitture: il sito registra una continuità lunga e differenziata.
Fonti: Carlos Aschero · L’arte rupestre come archivio della memoria, 2021 · CONICET Digital · Cueva de las Manos, sequenza e pigmenti
06 — CONOSCENZA
Ciò che sappiamo
e ciò che chiediamo
L’arte rupestre può essere studiata all’interno di relazioni sociali e territoriali. Aschero propone di considerarne le funzioni di trasmissione, memoria e identità, distinguendole dai significati specifici che le fonti disponibili non sempre consentono di recuperare.
Questa distinzione permette di formulare interpretazioni senza trasformarle in certezze. Un’immagine può conservare scelte e relazioni importanti per i suoi autori, mentre all’osservatore attuale sfugge parte del contesto. La prudenza amplia la ricerca anziché chiudere la domanda.
Anche l’attribuzione etnica richiede attenzione. Le comunità che dipinsero millenni fa non possono essere identificate automaticamente con un nome storico successivo. Collegare archeologia e popoli originari richiede prove e il riconoscimento di scale temporali diverse.
Fonti: Carlos Aschero · L’arte rupestre come archivio della memoria, 2021 · INAPL · Dialoghi nel tempo, 2022
07 — ARCHEOLOGIA
Il sito continua
a porre domande
Le ricerche associate a Carlos Gradin e Carlos Aschero hanno posto le basi per conoscere la sequenza di Cueva de las Manos. Nuove campagne hanno proseguito il lavoro nel canyon del Pinturas, unendo scavi, documentazione delle immagini e analisi del paesaggio.
I gruppi riuniscono specializzazioni diverse per studiare occupazioni e ambienti. Documentare piccoli indizi, la loro posizione e le loro relazioni vale quanto registrare i pannelli più spettacolari. La ricerca dipende dalla conservazione di ciò che non sappiamo ancora interpretare.
La divulgazione dell’INAPL, compresa la serie Dialoghi nel tempo, mostra come si costruiscono queste domande. Presenta le pitture, i loro antichi autori e il lavoro contemporaneo di documentazione e preservazione.
Fonti: CONICET · Ricerche nel canyon del Pinturas, 2022 · INAPL · Dialoghi nel tempo, 2022
08 — PATRIMONIO
La tutela
richiede accordi
Cueva de las Manos fu dichiarata Monumento storico nazionale dalla legge argentina 24.225, nel 1993. L’iscrizione internazionale del 1999 aggiunse riconoscimento a un patrimonio la cui cura dipende anche dalle istituzioni provinciali e locali.
La gestione riunisce conservazione, sicurezza, ricerca e visite. Nel 2025 Santa Cruz ha documentato la creazione di un gruppo interistituzionale per il Parco provinciale Cueva de las Manos. Il coordinamento consente di affrontare insieme bisogni e responsabilità del sito.
Un riconoscimento patrimoniale non immobilizza il paesaggio e non ne sostituisce la gestione. Il monitoraggio delle superfici, la formazione delle guide e la partecipazione locale contribuiscono a preservare immagini e contesti per la conoscenza pubblica e la ricerca.
Fonti: Argentina · Legge 24.225 di riconoscimento patrimoniale · Santa Cruz · Gruppo di gestione interistituzionale, 2025
09 — VISITARE
Avvicinarsi senza
lasciare altri segni
La visita permette di osservare le pitture nel loro paesaggio, seguendo il percorso e le indicazioni del luogo. Le informazioni ufficiali aggiornate devono orientare accesso e organizzazione: le condizioni stradali e del sito possono cambiare.
Non toccare, bagnare, graffiare o asportare materiali preserva superfici e contesto. La roccia fa parte di una testimonianza insostituibile. Un nuovo segno interferisce con la lettura dei precedenti e può produrre danni superiori alle sue dimensioni visibili.
Le spiegazioni di una guida aiutano a riconoscere scene che uno sguardo rapido trascura. Guardare di nuovo, confrontare i colori e cogliere il rapporto tra pannello e canyon trasforma la visita in una lettura lenta. La fotografia può accompagnarla, nel rispetto delle disposizioni vigenti.
Fonti: Argentina · Osservare le pitture di Cueva de las Manos · Santa Cruz · Gruppo di gestione interistituzionale, 2025
STORIA E PATRIMONIO
La mano si è ritirata.
La presenza rimane.
Cueva de las Manos unisce un’esperienza vicina a una distanza temporale difficile da immaginare. Il suo valore risiede nelle immagini e nei legami con il paesaggio. Leggerle con attenzione rivela una Patagonia abitata da millenni e ne mantiene aperte le domande.
DOMANDE ESSENZIALI
Per continuare
a capire
Dove si trova Cueva de las Manos?
Nel canyon del río Pinturas, nel nord-ovest di Santa Cruz, Argentina, nell’area vicina alla città di Perito Moreno.
Le pitture hanno tutte la stessa età?
No. Il sito conserva una sequenza realizzata nel corso di millenni, con gruppi e sovrapposizioni differenti.
Che cosa rappresentano oltre alle mani?
Guanachi, figure umane, scene di caccia e motivi geometrici, tra gli altri elementi del repertorio studiato.
Quando è arrivato il riconoscimento UNESCO?
Nel 1999 il sito è stato iscritto nella Lista del Patrimonio mondiale. La proposta di includere siti associati del bacino è un processo distinto.