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Rilievo roccioso di Capo Horn e un albatros sull’oceano

CILE · 56° SUD · ARCIPELAGHI AUSTRALI

CAPO
HORN

Dove l’oceano apre l’orizzonte
e la memoria continua ad abitare.

Fotografia: Liam Quinn · CC BY-SA 2.0 · Risoluzione adattata da Wikimedia Commons.

01 — LA SOGLIA

La terra
diventa mare

A Capo Horn, la costa sembra perdere il proprio ruolo di confine. La roccia emerge, il vento cambia direzione tra le isole e l’oceano occupa quasi tutto l’orizzonte. Il paesaggio pare finire; i suoi legami proseguono verso i canali fuegini e l’Antartide.

Il capo si trova all’estremità meridionale dell’isola Hornos, in Cile, vicino ai 56° di latitudine sud. Fa parte del gruppo di isole protetto dal Parco nazionale Cabo de Hornos. A sud si apre il passaggio di Drake, la grande connessione oceanica tra il Sudamerica e la penisola Antartica.

Occorre distinguere le scale. Il capo è una punta di terra; Hornos, un’isola; il parco protegge un arcipelago; la Riserva della biosfera di Capo Horn comprende un territorio terrestre e marino molto più vasto. Puerto Williams, sull’isola Navarino, è il capoluogo del comune di Cabo de Hornos e una porta d’accesso alla regione.

L’espressione «fine del mondo» racconta un’esperienza di lontananza. Per chi ha vissuto e navigato qui, questo territorio è anche casa, percorso, memoria e luogo d’incontro.

Geografia: Armada de Chile · Scale di protezione: MMA e UNESCO.

56° SLatitudine approssimativa del capo
63.093 haParco nazionale Cabo de Hornos
1945Istituzione del parco nazionale
2005Riconoscimento come Riserva della biosfera UNESCO

02 — ACQUA E TEMPO

Un orizzonte
in movimento

La separazione geologica tra Sudamerica e Antartide aprì progressivamente un corridoio marino. La storia del Drake appartiene a questo tempo profondo: mutamenti tettonici e circolazione oceanica trasformarono il collegamento tra i continenti e contribuirono a riorganizzare il clima australe.

Oggi la Corrente circumpolare antartica attraversa il passaggio e collega i grandi bacini oceanici intorno all’Antartide. La sua forza dipende dai venti e da una complessa interazione tra densità dell’acqua, rilievo sottomarino e differenze di pressione.

In superficie, il capo è esposto a onde e perturbazioni che percorrono vastissime distese marine. La scarsità di ripari, le raffiche e i rapidi cambiamenti delle condizioni aiutano a spiegare la sua fama tra i naviganti.

Immaginare qui una linea visibile che separi due oceani semplifica un sistema continuo. Pacifico e Atlantico comunicano attraverso masse d’acqua, correnti e vortici. I nomi ordinano la carta; il mare continua a muoversi.

Tempo profondo: British Antarctic Survey · Circolazione: Marshall e collaboratori, 2015.

Albatro sopracciglio nero sull’oceano davanti a Capo Horn
Albatros davanti a Capo Horn · Liam Quinn · CC BY-SA 2.0.

03 — FLORA

Crescere vicino
al suolo

Il bosco australe cambia in altezza e continuità. Luoghi riparati, pendii esposti e terreni saturi d’acqua offrono condizioni diverse alla vita vegetale.

SEMPREVERDE

Faggio australe
di Magellano

Nothofagus betuloides. Albero caratteristico dei boschi umidi australi. Nel parco compare in formazioni basse e nuclei alternati a vegetazione aperta.

BOSCO UMIDO

Canelo

Drimys winteri. Forma comunità boschive insieme al faggio australe di Magellano. Riconoscerlo permette di seguire la continuità della foresta pluviale fino agli arcipelaghi meridionali.

PRESENZA LOCALIZZATA

Ñirre e
leñadura

Nothofagus antarctica e Maytenus magellanica. CONAF li segnala in piccoli settori del parco: la loro presenza non implica una distribuzione uniforme su tutte le isole.

PAESAGGIO APERTO

Piante a cuscino
e torbiere

Comunità basse, graminacee costiere e vegetazione di torbiera completano il mosaico. Da lontano sembrano una copertura continua; avvicinandosi rivelano molteplici forme di crescita.

La vegetazione di bassa statura è un modo di occupare lo spazio in condizioni di esposizione e umidità. Guardare soltanto l’altezza degli alberi esclude gran parte della diversità che sostiene questo paesaggio.

Specie e formazioni del parco: CONAF. Contesto botanico e insulare: Rozzi, Charlin, Ippi e Dollenz, 2004.

04 — FORESTE IN MINIATURA

Una ricchezza
da guardare con la lente

Un tronco può contenere un paesaggio. Sulla corteccia, muschi, epatiche e licheni creano superfici di una complessità che lo sguardo all’orizzonte non rivela.

L’ecoregione subantartica di Magellano è un centro mondiale di diversità delle briofite. L’UNESCO riporta oltre 450 specie di muschi e più di 300 di epatiche: insieme, oltre il 5% delle briofite note del pianeta. Queste cifre descrivono l’ecoregione e il suo contesto di conservazione; non sono un inventario dell’isola Hornos.

Muschi ed epatiche sono piccole piante con un’organizzazione diversa da quella degli alberi. I licheni, spesso osservati accanto a loro, sono invece associazioni tra un fungo e un organismo fotosintetico. L’idea di «foreste in miniatura» invita a coglierne la diversità senza confonderne le differenze.

Il Parco etnobotanico Omora, su Navarino, ha trasformato questa osservazione in ricerca, educazione ed ecoturismo con la lente. Cambiare scala modifica l’esperienza del Sud: ciò che conta può trovarsi a pochi centimetri dal suolo e richiedere più attenzione che spostamenti.

Cambia anche ciò che intendiamo per patrimonio naturale. I piccoli organismi, la corteccia umida e l’acqua che sostiene il loro habitat meritano cura anche quando non compaiono in una fotografia panoramica.

Diversità regionale: UNESCO MAB · Ricerca ed ecoturismo: Instituto de Ecología y Biodiversidad · Il punto di vista dei ricercatori: Rozzi e collaboratori, Diversidad y belleza.

05 — TORBIERE

Il suolo
trattiene l’acqua

Le torbiere sono zone umide in cui l’accumulo di materia vegetale supera la decomposizione e forma torba. Acqua, temperatura e scarsità di ossigeno nel suolo partecipano a questo equilibrio. Un terreno apparentemente solido può contenere strati molli, saturi d’acqua e a crescita lenta.

Nei paesaggi australi, queste comunità uniscono piccole piante, settori allagati e superfici di vegetazione compatta. Il loro valore supera l’aspetto esteriore: immagazzinano carbonio e contribuiscono alla regolazione idrica. La cartografia del Ministero dell’Ambiente cileno identifica le torbiere come una copertura importante del parco.

Conservarle richiede attenzione alla loro struttura. Aprire una traccia, drenare o alterare una superficie umida modifica i rapporti tra acqua, vegetazione e suolo. Il recupero non segue il ritmo di una stagione turistica.

Il Centro internazionale Cabo de Hornos studia gli scambi di gas serra nelle torbiere e nei boschi subantartici, comprese le variazioni tra ambienti e gli effetti delle specie invasive. Questo monitoraggio conta perché il carbonio immagazzinato e le emissioni di una zona umida dipendono da processi distinti. Comprenderli richiede misurazioni, non soltanto l’immagine di un paesaggio intatto.

Coperture e funzioni: MMA · Parco nazionale Cabo de Hornos · Ricerca: CHIC · Sentinelle del cambiamento climatico.

06 — FAUNA

Vite tra
aria e acqua

La fauna si comprende attraverso i suoi ambienti. Isola, costa, canale e oceano aperto offrono risorse differenti: non ci si possono aspettare le stesse specie ovunque.

ARCIPELAGO E COSTA

Uccelli sul margine

CONAF segnala il caracara striato (Phalcoboenus australis), il gabbiano del Kelp (Larus dominicanus) e l’ossifraga del sud (Macronectes giganteus) nel contesto del parco. La fotografia di questa pagina mostra un albatro sopracciglio nero davanti al capo.

L’uccello può sembrare sospeso sull’acqua, ma si trova in uno spazio usato per alimentarsi, spostarsi e riposare. Un punto di osservazione offre una scena; comprendere una popolazione richiede lo studio delle stagioni e dei percorsi.

CONAF · Documentazione fotografica di Liam Quinn.

ACQUE AUSTRALI

Mammiferi marini

Leoni marini e cetacei fanno parte della fauna di questi ambienti. Tra le segnalazioni raccolte da CONAF figurano il lagenorinco australe (Lagenorhynchus australis) e il cefalorinco eutropia (Cephalorhynchus eutropia).

La presenza documentata in una regione non garantisce un incontro durante una navigazione. L’osservazione dipende dal luogo, dalle condizioni e dal comportamento degli animali. Mantenere la distanza evita che l’avvistamento diventi un inseguimento.

CONAF · Fauna selvatica.

NAVARINO · CONTESTO REGIONALE

Anche il bosco ha una voce

A Omora si studiano uccelli come il picchio di Magellano (Campephilus magellanicus), il rayadito (Aphrastura spinicauda) e l’elenia ciuffobianco (Elaenia albiceps), insieme a organismi acquatici meno visibili.

Queste segnalazioni si riferiscono agli ambienti di Navarino. Ampliano la comprensione della Riserva della biosfera, ma non vanno attribuite automaticamente all’isola Hornos. La varietà degli habitat è parte della ricchezza regionale.

IEB · Parco Omora.

07 — LA FORESTA SOMMERSA

La costa
continua sott’acqua

Da un’imbarcazione vediamo la superficie. Sotto, le foreste di alghe aggiungono una nuova dimensione al territorio.

Le coste subantartiche ospitano formazioni di grandi alghe brune, tra cui il kelp gigante Macrocystis pyrifera. Le loro strutture creano habitat e sostengono relazioni di alimentazione, riproduzione e riparo per numerosi organismi. La fauna associata dipende da condizioni che cambiano tra canali protetti e settori esposti.

Le ricerche regionali studiano la diversità di queste comunità e le loro risposte ai gradienti di luce, salinità e temperatura. Le acque di fusione e il rimescolamento rendono particolarmente interessante confrontare fiordi e costa oceanica.

Le alghe collegano anche biodiversità e vita umana. Specie importanti per la pesca, come ricci di mare e granchi reali australi, utilizzano questi ambienti. La conservazione marina deve quindi considerare habitat, risorse e persone che lavorano in mare.

L’architettura della foresta sottomarina si muove con l’acqua, e il suo valore sta nelle relazioni che rende possibili. Il capo visibile è parte di un paesaggio la cui estensione maggiore rimane sommersa.

CHIC · Alghe e biodiversità di Magellano · Rodríguez e collaboratori, 2024.

08 — TERRITORIO YAGÁN

Prima
di Hoorn

Il nome europeo arrivò in un territorio che aveva già abitanti, conoscenze e modi propri di orientarsi.

Il mondo yagán fu storicamente legato ai canali a sud della Terra del Fuoco, dal Beagle agli arcipelaghi di Capo Horn. Navarino, Hoste e le isole australi facevano parte di uno spazio marittimo percorso in canoa e lungo le coste.

Il rapporto della Commissione cilena per la verità storica e un nuovo rapporto descrive un popolo di navigatori la cui vita collegava luoghi riparati, coste e risorse marine. Leggere questo territorio richiede di abbandonare l’idea che l’acqua separi necessariamente: può anche unire, condurre e permettere il ritorno.

L’archeologia documenta una lunga storia di occupazione regionale. I suoi resti vanno interpretati nel contesto e non autorizzano a identificare senza sfumature ogni sito antico con una comunità contemporanea. La profondità del popolamento e la storia del popolo yagán sono legate, ma non sono categorie identiche.

Collocare qui gli Yagán non cancella gli altri popoli australi. Kawésqar, Selk’nam e Haush ebbero territori e percorsi distinti, con contatti reciproci. «Fuegino» è un ampio riferimento geografico, non il nome di un’unica lingua o cultura.

Territorio e contatti: Commissione per la verità storica e un nuovo rapporto · Gli Yagán · Contesto archeologico: Museo Territorial Yagan Usi.

09 — ABITARE IL MARE

La canoa
e il fuoco

Le canoe di corteccia riunivano conoscenze sui materiali, sulla costruzione e sulla navigazione. Trasportavano persone e beni, permettevano l’accesso alle risorse e collegavano gli accampamenti. Scegliere una costa per sbarcare dipendeva dal tempo, dal riparo e dalle possibilità di alimentarsi.

Il fuoco accompagnava la vita quotidiana negli accampamenti e poteva essere mantenuto a bordo su una base che proteggeva la struttura. Le descrizioni storiche ricordano anche la raccolta di molluschi, le immersioni praticate dalle donne e la caccia agli animali marini. Queste attività richiedevano esperienza, cooperazione e apprendimento.

Comprendere questa tecnologia significa guardare al sistema intero. Corteccia, legno, fibre, utensili e conoscenza dell’acqua erano legati alla vita sociale. La canoa non era soltanto un oggetto per superare una distanza: contribuiva a sostenere un modo di abitare.

La pubblicazione di FUCOA sul popolo yagán riunisce storia e racconti condivisi da membri della comunità. Ascoltare queste voci permette di superare una narrazione costruita soltanto da osservatori esterni. La memoria ha i suoi autori: chi trasmette un racconto decide anche cosa condividere e come narrarlo.

Vita ancestrale e racconti: Gleisner y Montt · Yagán, FUCOA, 2014 · Contesto storico della sussistenza: Memoria Chilena · Yámanas.

10 — INCONTRI E FRATTURE

Il costo
del contatto

L’aumento del traffico marittimo, le missioni e la colonizzazione modificarono profondamente la vita dei popoli australi. Per gli Yagán, epidemie introdotte e trasformazioni territoriali accompagnarono un grave calo demografico. I cambiamenti negli insediamenti e nelle pratiche non si possono separare da questa disuguaglianza.

I racconti di esploratori e missionari conservano informazioni preziose, ma anche categorie e pregiudizi della loro epoca. Una descrizione antica non è uno sguardo neutro. Leggerla criticamente significa chiedersi chi osserva, con quale scopo e quali voci restano escluse.

Oggi il popolo yagán mantiene comunità, memoria e processi di rivitalizzazione. La perdita di parlanti e i danni storici richiedono attenzione; non trasformano i discendenti in abitanti di un passato concluso.

La restituzione a Puerto Williams di oggetti della collezione Gusinde mostra un altro rapporto con il patrimonio. Una prima cerimonia, nel 2019, restituì tre pezzi, all’interno di un processo proseguito con nuove restituzioni e partecipazione comunitaria. Gli oggetti tornano vicini alle famiglie che ne riconoscono usi e storie. Qui possono sostenere insegnamento, dialogo e continuità culturale.

Trasformazioni storiche: Biblioteca Nacional · Memoria Chilena · Restituzione e partecipazione: Museo Territorial Yagan Usi e Servicio Nacional del Patrimonio Cultural.

11 — LA ROTTA EUROPEA

Un nome
sulla carta

Il 29 gennaio 1616, la spedizione di Willem Schouten e Jacob Le Maire documentò il passaggio del capo a bordo della nave Eendracht.

Lo chiamarono Kaap Hoorn, in riferimento alla città olandese di Hoorn. La forma spagnola «Hornos» conserva la trasformazione di quel nome. Per la navigazione europea il viaggio aprì una rotta interoceanica alternativa a sud dello stretto di Magellano.

La data segna un episodio dell’esplorazione e degli scambi commerciali europei. La storia umana del territorio è molto più antica. Riconoscere la differenza permette di capire la portata dell’evento senza rendere invisibili gli abitanti precedenti.

La rotta attorno al capo entrò nelle reti di scambio a lunga distanza. Le sue difficoltà si impressero nei diari di bordo, nelle carte e nella memoria degli equipaggi. Una rotta era anche una sequenza di decisioni: sfruttare condizioni favorevoli, trovare riparo o accettare un ritardo.

La fama del capo unisce così geografia ed esperienza. Il vento ha una storia fisica; paura, perizia e ricordi di un equipaggio appartengono a un’altra scala. Entrambe si incontrano nelle rotte che la carta traccia con apparente semplicità.

Data, spedizione e toponimo: Marina cilena · Commemorazione del 1616 · Contesto marittimo e storico: FUCOA · Yagán.

12 — CARTE E SGUARDI

Misurare
significa anche trasformare

Nel XIX secolo, le campagne delle navi Adventure e Beagle produssero rilievi idrografici e descrizioni delle coste australi. Philip Parker King e Robert FitzRoy parteciparono a questi viaggi. Charles Darwin si unì al secondo viaggio del Beagle, iniziato nel 1831.

La cartografia migliorò la conoscenza di canali, ancoraggi e coste. Consolidò anche un modo di rappresentare il territorio attraverso nomi, misure e documenti che circolavano lontano dai luoghi descritti.

La storia di quelle spedizioni comprende rapporti profondamente asimmetrici con gli abitanti fuegini. Nel 1830 FitzRoy portò quattro persone indigene in Inghilterra in un episodio di cattura e sradicamento; tre tornarono poi nella regione. Vanno considerate protagoniste di un’esperienza di allontanamento forzato, non un aneddoto del viaggio di un naturalista.

Collezioni e archivi consentono di rivedere quegli sguardi. Oggi il rapporto tra ricerca e territorio può partire da altre domande: chi partecipa, chi custodisce i materiali e come torna il sapere alle comunità? La precisione di una carta nautica e il rispetto della memoria locale appartengono a responsabilità diverse, ma possono essere sostenute insieme.

Biblioteca nazionale del Cile · King, FitzRoy e le spedizioni dell’Adventure e del Beagle.

13 — MEMORIA MARITTIMA

Le rotte cambiano.
Le vite lasciano traccia.

Un’opera d’ingegneria, un monumento e un faro esprimono tre modi di rapportarsi alla navigazione australe.

1914 · UN NUOVO PASSAGGIO

Il canale di Panama

L’apertura del canale, il 15 agosto 1914, offrì un collegamento interoceanico che accorciò molte rotte. Cambiò le opzioni del commercio marittimo e il ruolo delle lunghe traversate intorno al Sudamerica.

Il capo conserva il suo posto nella navigazione oceanica, nelle spedizioni e nell’immaginario dei marinai. Le reti di trasporto cambiano; il promontorio continua ad affrontare il mare.

Autorità del Canale di Panama.

1992 · IL RICORDO

L’albatros d’acciaio

Il monumento al Marinaio sconosciuto, opera di José Balcells, fu inaugurato sull’isola Hornos il 5 dicembre 1992. La sua figura di albatros ricorda quanti hanno perso la vita in mare.

La sagoma invita a una pausa davanti al paesaggio. Comprenderne il significato porta oltre l’immagine del navigatore vittorioso e dà spazio all’assenza.

Marina cilena · Anniversario del monumento.

PRESENZA QUOTIDIANA

La luce e l’ascolto

Il faro e l’autorità marittima locale fanno parte del sistema di assistenza e sorveglianza marittima. Informazioni meteorologiche e comunicazioni collegano l’isola alle imbarcazioni e ai centri di coordinamento.

Dietro il simbolo del confine estremo c’è un lavoro quotidiano. Abitare e operare qui richiede continuità, attenzione e un rapporto concreto con il tempo australe.

Marina cilena · Presenza e assistenza marittima.

Costa rocciosa dell’isola Hornos, con faro e monumento all’albatros visibili nel 1994
Isola Hornos, 1994 · Fotografia storica di Aah-Yeah · CC BY 2.0. Documento d’epoca; non costituisce una verifica attuale delle strutture.

14 — CONSERVAZIONE

Prendersi cura
delle relazioni

Il Parco nazionale Cabo de Hornos fu istituito il 26 aprile 1945 e protegge 63.093 ettari. Comprende isole dei gruppi Wollaston e Hermite. Il riconoscimento della Riserva della biosfera nel 2005 aggiunse una scala di conservazione che riunisce ecosistemi terrestri, ambienti marini e comunità umane.

Una riserva della biosfera intende collegare conservazione, ricerca e forme di vita sostenibili. Il riconoscimento non significa che tutto il territorio abbia le stesse regole di un parco nazionale, né che il paesaggio sia sottratto ai cambiamenti globali.

A Capo Horn la ricerca studia risposte al clima, biodiversità e specie introdotte. Nella regione, gli effetti dei mammiferi invasivi su uccelli e ambienti acquatici mostrano che la lontananza non garantisce protezione. I dati vanno collocati nelle rispettive isole e date: un problema documentato a Navarino non descrive automaticamente ogni settore del parco.

La conservazione bioculturale unisce queste attenzioni a lingue, saperi e rapporti territoriali. Coinvolgere le comunità nella conoscenza e nelle decisioni amplia l’idea di patrimonio. Il paesaggio ha organismi, processi e abitanti; proteggerlo significa osservare come si sostengono a vicenda.

Parco: MMA · Riserva: UNESCO · Ricerca e conservazione bioculturale: CHIC.

15 — IL PRESENTE

Il territorio
continua a parlare

A Puerto Williams, conoscere la regione significa anche ascoltare chi ne mantiene viva la memoria.

Il Museo territoriale Yagan Usi – Martín González Calderón ha adottato il proprio nome e un nuovo allestimento nel 2024, dopo un percorso di dialogo con la comunità. L’esposizione collega storia ancestrale, trasformazioni territoriali e continuità del popolo yagán.

Intrecci, oggetti di navigazione e parole della lingua vengono presentati come legami con persone e conoscenze. Il nome di Martín González Calderón rende omaggio a un custode della cultura e punto di riferimento della navigazione in canoa che collaborò con il museo.

Includere questo presente cambia il modo di percorrere l’estremo Sud. Una visita può riunire paesaggio, archivio, scienza e conversazione, riconoscendo che alcune memorie sono pubbliche e altre appartengono a famiglie e comunità. Ascoltare non dà accesso a tutto né rende l’esperienza altrui una scena a disposizione.

La storia di Capo Horn continua in questi spazi. Non finisce con una nave del 1616, una carta ottocentesca o un monumento: continua a essere costruita dal territorio.

Museo territoriale Yagan Usi · Rinnovamento del 2024.

16 — VIAGGIARE CON CURA

Anche il viaggio
impara ad aspettare

NAVIGAZIONE

Accettare il tempo

Si raggiunge l’isola Hornos via mare e lo sbarco dipende dalle condizioni. L’itinerario può cambiare; consultare autorità e operatore è parte della preparazione.

SUOLO

Seguire la passerella

Restare sui percorsi autorizzati protegge la vegetazione e limita l’esposizione a superfici umide e scivolose. Il vento richiede attenzione anche nei tragitti brevi.

FAUNA

Lasciare spazio

Osservare senza nutrire, toccare o inseguire gli animali. Rispettare indicazioni e distanze evita di interferire con le loro attività e preserva il senso dell’incontro.

COMUNITÀ

Ascoltare e rispettare

Riconoscere la paternità di racconti e saperi. Chiedere prima di fotografare persone o entrare in spazi comunitari; preferire esperienze concordate con i partecipanti.

Accesso al parco e attenzioni: CONAF · Navigazione: Armada de Chile. Verificare condizioni e disposizioni vigenti prima della partenza.

IL CONFINE ABITATO

L’orizzonte si apre.
La memoria rimane.

Capo Horn può essere visto come una punta rocciosa o come un incontro di scale: una pianta che trattiene acqua, un uccello sopra le onde, una rotta oceanica, una canoa e una parola nuovamente trasmessa.

Comprenderlo richiede di tenere insieme queste immagini. L’estremo Sud non si esaurisce nella distanza o nella difficoltà di arrivare. La sua profondità sta nelle forme di vita e nelle storie che il mare collega.

17 — DOMANDE ESSENZIALI

Per continuare
a capire

Distinzioni utili a leggere il territorio senza confonderne le scale.

Capo Horn è l’estremità della terraferma sudamericana?

Si trova su un’isola. Il punto più meridionale della massa continentale sudamericana è Capo Froward, sulla penisola di Brunswick; le isole Diego Ramírez si trovano più a sud di Hornos.

Il capo e il passaggio di Drake sono la stessa cosa?

No. Il capo è un promontorio dell’isola Hornos; il Drake è il corridoio oceanico tra Sudamerica e Antartide. Doppiare il capo e attraversare il Drake verso l’Antartide sono percorsi diversi.

Quale popolo originario è direttamente legato a questi arcipelaghi?

Il popolo yagán, storicamente legato ai canali a sud della Terra del Fuoco. Le sue comunità e i processi di rivitalizzazione fanno parte del presente.

Le foreste in miniatura si trovano solo sull’isola Hornos?

No. L’espressione descrive piccole comunità di muschi, epatiche e licheni della regione subantartica. Il programma di ecoturismo con la lente si svolge a Omora, sull’isola Navarino.

Parco nazionale e riserva della biosfera sono equivalenti?

No. Il parco è un’area protetta specifica. La riserva della biosfera comprende un territorio terrestre e marino molto più ampio, con obiettivi di conservazione, ricerca e sviluppo sostenibile.